
Caro Massimiliano (Link testo mia lettera)
capisco il tuo dolore che è anche il mio perché so cosa si prova nel vedere la propria terra deturpata e saccheggiata. Devo dirti però che stiamo facendo il possibile per invertire questa tendenza e per ridefinire, in positivo il volto della Puglia. Portando avanti iniziative virtuose, alcune delle quali pionieristiche, che indicano tutte un’idea di sviluppo lungimirante per il Mezzogiorno, nelle politiche sul lavoro, in quelle energetiche e ambientali, nella culturacome nel welfare.
Il governo regionale di Puglia mette al centro del proprio operato la tutela dell’ambiente, il monitoraggio e la salvaguardia del territorio e dei suoi 800 km di costa, il miglioramento della qualità dell’aria e il controllo delle emissioni nell’atmosfera, il risanamento dei siti inquinati, la gestione ottimale dei rifiuti, lo sviluppo e la compatibilità ambientale.
Sono stati stanziati cinque milioni di euro e istituiti dodici nuovi parchi. Dodici nuovi parchi testimoniano l’impegno del Governo e del Consiglio ma anche del sostanziale svuotamento attuato in precedenza della norma del 1997 che ha dovuto attendere ben 10 anni per essere applicata. In tutto questo periodo la Puglia è stata sostanzialmente privata di una rete di aree protette e questo ha favorito il
conseguente assalto per fini economici (centri turistici, residenze, ecc.) alla parte più bella e significativa del territorio.
Il Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) è esempio di best practice nel campo della pianificazione energetica. Il P.E.A.R. contiene indicazioni circa i “punti caldi” della politica energetica in Puglia: limiti alle produzioni delle grandi centrali termoelettriche, il no al nucleare e incentivi, senza limiti ma con regole, per tutte le fonti rinnovabili. Il PEAR si pone il compito di modificare ed
orientare la produzione energetica per ridurre le immissioni in atmosfera di CO2, ma anche di NOx di polveri sottili, di SO2, ecc. Per far questo indica scelte precise quali la riduzione del 25% in dieci anni della produzione a carbone del polo di Cerano e la crescita delle rinnovabili dall’attuale 3% al 18% sempre nello stesso periodo di tempo.
Gli orientamenti che il Governo Regionale ha dichiarato e sta assumendo sulla centrale Sorgenia di Modugno o su quella En Plus di San Severo sono dunque connessi a questa ipotesi di programmazione, così come avviene per il regolamento dell’eolico che sancisce la nascita dei Piani Regolatori degli Impianti Eolici (PRIE).
I primi risultati sono già visibili; ad esempio la trasformazione già effettuata della centrale ENEL di Bari (140 MW) da olio combustibile a gas con una riduzione corposa di tutte le immissioni inquinanti e l’abbattimento delle polveri che hanno perseguitato per decenni i residenti. Ma anche la scelta di costruire a Brindisi, su 30 ettari di area industriale, la più grande centrale fotovoltaica-solare d’Europa (11 MW) è significativa della nuova politica energetica pugliese.
Rilevante il piano regionale per lo smaltimento RSU si realizza in:
- "- spreco, + eco": la campagna integrata di informazione e sensibilizzazione sulla pericolosità dei rifiuti, per la promozione della riduzione della produzione dei rifiuti stessi e di incentivo alla raccolta differenziata;
- protocolli di intesa con CONAI, Comieco, CIC per potenziare la raccolta;
- finanziamenti “dedicati” a favore delle Province e degli ATO per quasi 40 milioni di euro in due anni;
- rimodulazione, dal gennaio 2009, della legge dell’ecotassa per premiare i Comuni e gli ATO più virtuosi e penalizzare, invece, quelli negligenti.
- conferma ed ampliamento degli accordi con la Guardia di Finanza,
NOE e Corpo Forestale per prevenire e perseguire i sistemi di smaltimento illecito dei rifiuti.
Ti cito anche la legge "per la tutela e la valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali della regione" che è una legge esemplare, unica in Europa, che ha messo al riparo dagli espianti gli ulivi plurisecolari, il simbolo e l’immagine della Puglia nel mondo autentici patriarchi verdi della regione che saranno tutelati come
monumenti, attraverso un albo apposito e un monitoraggio annuale.
Una normativa simile non esiste in nessuna altra Nazione ed è la base per la procedura di riconoscimento all’UNESCO degli ulivi come bene da tutelare così come ha chiesto il FAI con una brillante campagna di opinione. Un provvedimento che punta non solo a salvaguardare il patrimonio olivicolo pugliese, fra i più rilevanti d’Italia (oltre 350mila gli ettari coltivati, pari al 25% della superficie agricola utile; 1200 frantoi attivi che trattano 53 diverse varietà di olive), ma anche a contrastare il furto e il "trasloco" illegale delle piante secolari, spesso spedite ad abbellire dimore. E’ una legge che consente di dare un esempio, di percorrere concretamente la strada della tutela e della valorizzazione di un connotato ambientale della nostra terra.
Non solo, quindi, i trulli e Castel del Monte, ma anche circa cinque milioni di piante plurisecolari, alcune risalenti a ben 1500 anni fa, potranno domani godere di questo riconoscimento e di tutela. Intanto, grazie alla legge regionale, gli ulivi sono al riparo dall’espianto per opere di pubblica utilità o dal cambio colturale o dalla vendita in quanto pianta ornamentale. Per quanto riguarda Taranto, la Regione
Puglia è intervenuta per modificare, per riequilibrare, per provare a coniugare le ragioni della salute e quelle del lavoro.
E’ stato sottoscritto un protocollo di intesa che ha coinvolto ILVA e tutte le parti sociali, un accordo di programma con il Ministero dell’Ambiente ha indirizzato le procedure di AIA (autorizzazione integrata ambientale).
Il tutto per modificare in concreto le condizioni ambientali, per ridurre l’inquinamento, per far respirare la gente e dare una speranza di futuro.
Alcuni obiettivi sono stati raggiunti:
72 progetti di risanamento ambientale in ILVA sono stati già realizzati, un’altra sessantina sono in corso o programmati, è stato rimosso l’amianto, dismesse le apparecchiature al PCB, ridotto il cumulo di olivina, applicata una sperimentazione sulle diossine per ridurne la carica distruttiva, migliorate le emissioni in atmosfera, ma tutto questo non basta.
Mi rendo conto, Massimiliano, che in due anni e mezzo non abbiamo fatto miracoli ma stiamo facendo del nostro meglio per fare in modo che le brutture di cui parli nella lettera diventino presto solo un ricordo.
Cari saluti
Nichi Vendola
P.s.: Per il testo della mia lettera ecco il link.
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mercoledì 29 ottobre 2008
VENDOLA HA RISPOSTO:
martedì 18 settembre 2007
MAIL A VENDOLA
Illustrissimo Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola
Sono un giovane salentino tradito e affranto dalle circostanze nefaste che si rincorrono sia nel Paese, sia nella nostra amata Regione. Vedere come Madre Natura sia stata depredata dalla dissennata e affaristica propulsione assoluta all'interesse economico. Come sia stata svenduta alla perversa logica soggiacente al dio denaro, questo splendido lembo di terra, mi fa specie. Inorridisco di fronte alle abiezioni che noi cavernicoli siamo stati in grado di operare nel contesto in cui viviamo Signor Presidente. La nostra capacità finita e limitata, si svela inesorabile in questo frangente, facendo emergere una insulsa quanto demenziale logica autolesionistica, la quale tinge sempre più di una plumbea ed opprimente sfumatura sinistra la mente, rendendo il pensiero sul futuro a dir poco pessimistico. La storia è ciclica. Si ripete. Questo, ben lungi dall’esser un pregio, mi rende ancor più preoccupato e scettico sulle possibilità, in dote a noi ominidi, di produrre una inversione di rotta a tal riguardo. L’individualismo e il procacciamento del proprio benessere personale sono statisticamente andati sempre incrementandosi. Difatti gli ultimi due secoli, hanno determinato un’accelerata importante in tal senso. Producendo quel malessere diffuso, quel cancro inestirpabile che è il personalismo assoluto. Da una parte il “potere forte” e dall’altro quello “debole”. Il primo costituito dai gruppi economici e dalla politica, l’altro composto invece dai cittadini schiavi di un sistema ideato e realizzato dai primi. Un sistema che inghiotte le individualità e che anzi ne determina sempre più un contrasto tale da non permettere a queste di rendersi collettività. Sarebbe troppo pericoloso se il “potere debole” si rinvigorisse e prendesse forza e consapevolezza di sé. Permettendo agli individui di risvegliarsi dal torpore e lottare per il proprio bene comune. Di armarsi di sana volontà civica e sociale nell’ottenimento di esiti forieri di positività per tutti. Ciò non è realizzabile. Non lo sarà per molto tempo per lo meno. Dovranno passare diverse anni forse secoli, prima che maturi una inversione culturale di tale portata. Da ciò se ne ricava quello che potremmo definire come l’ humus sostanziale sul quale si basa il contesto sociale in cui agiamo noi cittadini. Da una parte costretti a subire le barbariche operazioni economiche delle elitè di potere e dall’altra a coadiuvarle.
La Puglia in tal senso è stata cacciagione prelibata da parte dei c.d. predatori, i quali si sono resi protagonisti di una serie di delitti efferati ai danni dell’ambiente e delle persone che abitano lo stesso. Indifferenti delle individualità, dei beni di valore inestimabile, hanno calpestato e annullato senza ritegno, tutti gli ostacoli, minimi a dire il vero, che si frapponevano. Alcuni esempi tra i più noti valgano come riferimento:
Taranto. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. Oggi dire Taranto equivale a dire inquinamento. Chi non conosce la città, chi non ha mai visitato la stessa non può capire l’entità del danno apportato ad una città così bella, a mio avviso la più avvenente di Puglia. Così artisticamente e storicamente ricca di meraviglie. L’architettura naturale e umana ne ha delineato le fattezze sopraffini. L’involuzione dell’ominide dell’ultimo secolo, invece, ne ha determinato la morte. Una città trasformata nel breve volgere di pochi anni. Violentata inesorabilmente nel cuore e privata della dignità sua propria, che la faceva spiccare sulle altre.
Brindisi. Beh che dire, sicuramente questa risulta essere, alla stregua della prima, un punto vuoto sulla cartina ormai. Meno evidente della prima forse, ma allo stesso modo, anche questa cittadina ha subito un depauperamento valoristico negli ultimi anni con l’intervento affaristico delle aziende killer che ne hanno determinato la fine deplorevole che noi tutti conosciamo.
Non voglio citare aziende o casi specifici. La presente valga, se così possiamo dire, solo a monito di tutto il mio disprezzo per ciò che incautamente sia stato fatto. Quando, parlando con qualche turista, mi sento dire:” ma perché avete permesso che Taranto, una così bella città, venisse conciata in quel modo”, piuttosto che sentir dire:” voi dovreste vivere di rendita per le meraviglie che possedete e invece…”, ecco quando sento frasi di questo genere mi sale dal profondo un sentimento di rabbia misto a voglia di fuggire da questo posto maledetto. Maledettamente bello e allo stesso tempo dannato. Il demonio ha colpito queste terre, le ha conquistate, dominate e vinte. La voglia di fuggire da qui matura soprattutto perché qui si muore Signor Presidente. Sicuramente più che in altri posti. Inutile star qui a far la conta in percentuale del livello di neoplasie incrementato negli ultimi anni o delle allergie al sistema respiratorio, piuttosto che ai problemi vari cui sono soggetti i cittadini che abitano questi posti. Inutile soffermarci su dati statistici che restano tali in quanto non tenuti in reale considerazione. Sono mera carta straccia alla mercè di coloro ai quali piace di tanto in tanto tirarsi su il morale, mi si perdoni l’ironia, con la lettura della depravazione testimoniata dagli stessi. Noi che dovremmo conteggiare il numero ogni anno crescente di turisti, invece siamo costretti a far ben altri calcoli. Solo una becera e faziosa indifferenza potrebbe farci tenere in scarso riguardo questi aspetti.
Carissimo Presidente, in conclusione dunque, le propongo la mia implorazione. Se vuole veramente che i suoi lodevoli sforzi in progetti come “Giovani Idee” e altri, abbiano un qualche senso e rilievo, prenda provvedimenti seri. Ridia dignità alle popolazioni e ai luoghi della nostra martoriata Regione. Riportandoli a livelli di decenza. Questo sarebbe un reale provvedimento volto a valorizzare i giovani e a dare loro un futuro da convinti e fieri cittadini di questa splendida terra. Quando lei è stato eletto la mia speranza si è materializzata nella sua persona. Ho pensato che lei fosse l’unico a poter dare una smorzata reale a queste indecenze. Non deluda in questo senso signor Presidente. Non sia procrastinatore alla stregua di altri. Ma intervenga duro e in modo fermo. Severo se necessario. La speranza è l’ultima a morire e io la concedo tutta in queste poche righe.
"L'umanità si trova oggi ad un bivio: una via conduce alla disperazione, l'altra all'estinzione totale. Speriamo di avere la saggezza di scegliere bene".
La ringrazio e Le porgo distinti saluti.
Massimiliano D’Urso
